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27 aprile 2026

Povera Patria.

 Conosco questo pezzo da decenni.
Non è semplicemente una canzone: è un sincero, disperato grido di dolore.
Ma è anche un appello. Alle nostre coscienze.
Oggi mi sono alzato col motivo in testa, ho preso il telefono e, nonostante fosse per me l'ennesimo ascolto, mi sono commosso.
Non provo il minimo imbarazzo a dirlo.
Forse, anzi sicuramente, dipende dalla consapevolezza di non aver mai vissuto in tempi tanto pericolosi e devastanti come quelli di adesso, di cui avevo letto solo sui libri di storia e che - quanta ingenuità - credevo non sarebbero mai potuti tornare.
Invito tutti voi a fare vostro questo testo.
Imparatelo, e chi di voi avesse la possibilità di incontrare uno di questi "perfetti e inutili buffoni", glielo cantasse in faccia, a nome di tutte le brave persone di questo derelitto Paese. Glielo GRIDASSE in faccia, sia ai governanti che a quella quota ipocrita di coloro che fanno finta di stare dall'altra parte.
Svegliati, Italia.
Buon 25 aprile ✊️ 💚🤍❤️


Povera Patria


29 maggio 2012

Ieri sera alle 21:10 ca.

Vivere i minuti del crepuscolo in montagna, con l’orizzonte ovest sgombro di nubi a farti da panorama mentre l’aria riacquista limpidezza nella luce via via più debole, è decisamente una delle cose per cui vale la pena campare.
Specie se ti sei ricordato di portarti dietro 2 doppio malto e 3 tranci di pizza.


10 agosto 2009

ORGOGLIO E SUPERBIA

Tutta la vita mia si risolve
in scontri/incontri d’orgoglio e superbia.
Lì, dove le nuvole piangono
dove i fulmini nascono
l’orgoglio mi guida.
La superbia mi sfida,
ora mia
ora altrui.
L’esser delusi, a tratti
rinnova madidi sogni di terrore
d’aver paura di esistere
ancora
a
tratti.
Semplice, adesso
talvolta complesso
appare e si mostra
il mio ciclo vitale
o il mentale regresso.
Dal sonno della memoria
al sopore dei sentimenti,
un velo di polvere si posa
su di ogni interesse.
Avvinto alla superbia
irretito dall’orgoglio
è inevitabile voltare la testa
davanti all’immagine
del tuo io che si spacca.
Resti fatale, allora
imboccare già in sogno una strada
che porti fuori
dalle secche dell’anima,
qualunque sia il volto ad emergere
dalle ombre del mio risveglio.


17.9.03

Devastazione e lacrime

S'appressa l'ennesima notte
di squilli reconditi, stanchi sorrisi
difese abbassate e soggetti smarriti.

Come ineludibile preludio di mezz'ora di fuoco
si rassettano le poche cose rimaste di sé
sperando che stavolta sia quella vera...
...ma dopo resta una piena di lacrime senz'argine
di sordi rimpianti senz'alcun valore
di rimorsi rigonfi di rabbia come gli occhi che le lacrime piansero.

Non può essere solo destino, tutto questo dolore.
Ma se lo fosse, che la fortuna sia amica
dal profondo del cuore.

18 gennaio 2009

Un altro punto di vista.

"Tutto ciò che abbiamo di grande viene dai nervosi: sono loro e non altri, che hanno fondato le religioni e creato capolavori. Mai il mondo saprà quanto deve a loro e soprattutto quanto essi hanno sofferto per produrlo. Noi gustiamo le incantevoli musiche, i bei quadri, mille cose raffinate, ma non sappiamo quanto esse siano costate a coloro che le crearono in insonnie, pianti, risa spasmodiche, orticarie, asme, epilessie e in quel terrore della morte, che è la cosa peggiore di tutte..."

Marcel Proust

21 settembre 2008

The Only Way

L'unico modo che ho per non pensare più a te

è uccidermi.

Tu credi che io possa?

O pensi che io debba?

E cosa ci sarebbe di giusto,

in tutto ciò?

26 luglio 2008

Pi e Ro

Non riesco a spiegarmi

come io possa ancora respirare senza di te

senza tuffarmi nei tuoi occhi,

senza bearmi dei tuoi sorrisi.

E senza sentire il tuo respiro sulla mia pelle,

o un tuo abbraccio fra le mie braccia.

Ogni battito del cuore senza te accanto

è una goccia del dolore che mi scorre dentro.

Non credo di farcela ancora per molto.

Purtroppo mi è rimasta una sola vita da vivere

la sola che rimane anche a te

e voglio vivere insieme ogni momento che ci resta di esse.

Bisognerebbe che qualcuno ti dicesse che io t'amo più di me stesso

dato che tu sembri non credermi più

o che ti facesse capire quanto ciò sia importante

e quanto il resto vano.

Guarda il tempo come passa in fretta.

Spero solo che ci aiuti a tornare

consequenziali da sempre

inseparabili per sempre

come Pi e Ro nell'alfabeto greco.

22 luglio 2008

L'attesa

Potrebbe essere più sopportabile senza dolore fisico
senza il diuturno senso di vuoto ad azzannare il cuore
senza l'opprimente, incolmabile solitudine.
Ma andrò avanti finché avrò fiato,
anche quando il respiro parrà mozzato
o addirittura mancare del tutto.
Non ho alternative ai tuoi silenzi ostinati
alle tue proterve ammissioni
alle tue presunte e crudeli dimenticanze.
Non c'è alternativa all'attesa
perché ormai
t'amo al di là d'ogni ragionevole dubbio.

09 luglio 2008

Non se ne può più...

Non se ne può più di tutta questa indifferenza.
Il silenzio, la prolungata assenza sono diventati intollerabili...
...tanto più direttamente proporzionali al peso di ogni promessa mancata,
alla qualità delle parole dimenticate,
all'importanza dei gesti commessi e negati.

Come dimenticare tutto ciò?
Come liberarsi da immagini tanto preponderanti, da sentimenti così strazianti, dai ricordi talmente invasivi?
Come evitare di idealizzare il passato in presenza di un'assenza fisica?
Come si fa a trasformare l'amore in odio?

Sembra impossibile.
E c'è da impazzire.

23 giugno 2008

Ricaduta

Ho sofferto di depressione latente per gran parte della mia vita. Ho 39 anni e le prime esperienze credo di averle provate attorno ai 15 anni. Sicuramente ho avuto due bruttissimi picchi a 20 e 25 anni, in concomitanza di due eventi scatenanti. Ogni volta ho provato il fai-da-te, aggrappandomi agli amici nel primo caso e alla famiglia e all'amore nel secondo.

Erano periodi in cui non c'era l'attenzione odierna sul fenomeno depressione; i commenti ricorrenti che ricordo, e ancor oggi mi feriscono, erano del tenore "la colpa è tua, perché non pensi positivo", "non sei pazzo, basta farsi forza", ecc. ecc., mentre chiunque avesse bisogno di uno psicologo o - apriti cielo - di uno psichiatra poteva e doveva essere irrimediabilmente bollato come pazzo.

Fra il 1998 e il 2002 i periodi bui si sono intensificati, arrivando al culmine nel maggio di quell'ultimo anno. In 24 ore mi trovai a passare dalla relativa tranquillità degli ultimi tempi al pozzo più profondo della mia vita. Dopo un mese in cui avevo dormito 18 ore complessive d'orologio, passato in preda a crisi d'ansia e panico, pianti dirotti di ore, un vasto assortimento di dolori fisici e un dimagrimento di 10 kg mi decisi finalmente a rivolgermi ad uno psichiatra, bypassando qualsiasi tipo di psicologo.
Mi convinsi, e lo sono ancor più oggi, che non è possibile uscirne da soli. Quando ti senti come paralizzato in mezzo al buio, col respiro che va su come se avessi appena finito una corsa a perdifiato di dieci minuti, quando il cuore ti scoppia e sei assolutamente convinto che tra poco annegherai nelle tue lacrime e l'unica cosa in grado di tirarti fuori da quel momento orrendo vissuto in quel posto orribile sia quel qualcuno o quel qualcosa da te eletto a "sommo bene" (l'amore perduto, il lavoro assente, un caro scomparso), non puoi restare solo.

Cominciai una terapia in costante crescendo a base di due, poi tre farmaci differenti, in dosi diverse a seconda dei momenti della giornata. Giunto al picco di tutti e tre forse un anno e mezzo dopo, cominciai lentamente la discesa fino al minimo, raggiunto a gennaio di quest'anno. Un'unica medicina, due pillole al giorno. Per 6 anni sono stato quasi sempre padrone di me stesso, senza crisi. Purtroppo, in rapida successione negli ultimi mesi mi è capitato di perdere tutte e tre le tipologie di sommo bene di cui sopra. Dopo anni, il crollo negli ultimi terribili giorni, e non mi resta che tornare indietro. Non posso essere schiavo dell'umore e del dolore.

L'unico modo che ho è quello di riprendere in mano me stesso, il vero me stesso prima di perderlo definitivamente. E' l'unica strada per poter raggiungere i pochi, vitali obiettivi che ho. Poi, sia quel che sia; le speranze nascono e muoiono da sé, ma il più delle volte sopravvivono a lungo. Non ho intenzione di arrendermi, né di morire, né tantomeno di lasciarmi uccidere. Non senza combattere fino all'ultima goccia di sangue, sudore e lacrime.

Sia quel che sia, e accada quel che deve accadere. Che DEVE accadere.

Al di là di ogni fatalismo o malintesa volontà altrui.

04 maggio 2007

COME SE NIENTE FOSSE

Poesia pubblicata... qui, basta clickare sul titolo per leggerla.
Vi aspetto.

15 settembre 2006

COME CRISTALLI

E basta
il pensiero
a credere in dieci minuti di più
ultime vie al ricordo.

Il tragico è sentirsi invecchiare, Prometeo.

Non le cose
ci salvano
tempra la militanza.
Ma affoga.

Caducità.

Fragile
effimera
oscura
fragile
contingenza.

Il tragico è vederla ammazzarsi, Prometeo.

Crudi amori
mannaie a rintocchi.
Dal nulla è solo il nulla
non c’è dilatazione.

Solo un istante in più
mai
mai
mai
meno.
Tornerà il nulla.


PIERPAOLO PEDICINI
15 aprile 1988

08 settembre 2006

BRICIOLE CEREBRALI

Angeli e centauri in sacrificio sugli altari della mestizia.
Segnali negativi di vaticinio tra un silenzio ruvido
e un collasso epatico.
Un astante
in vecchia fase, la faccia vecchia
li guardò come fenomeni da baraccone.
Scaglie di malessere diffuso gli si infilzarono nella coscienza
si sentì con rabbia avvolgere da un dolore e una solitudine
mai così intensi,
una semifollia parve aggredirlo. Restò solo.
Fuori dal caos dei sogni notturni
a lasciare un corpo
in balìa di qualcuno.
Dibattendosi tra scempio e sepoltura
ricordando estreme assenze
e succubi devianze
in lenta progressione di pensiero infernale
giunse al margine del suicidio,
travolto dal malinteso spirito del rimprovero.

Anche dopo anni, chi avrebbe potuto capire
le differenze tra un buco nell’acqua
inutile e deleterio come un periodo di transazione
chiamato in causa da un leguleio
e un atto di forza e resistenza,
intensità e potenza? Chi altri?

Si aspetta che le cose cambino, anche in ritardo ma per sempre
mentre tra smoccolii e orpelli
si perde di vista il centro del problema,
tra cellule striminzite, sfaccettate
e insaziabili termiti che affollano le menti
usandole tra angoscia e impazienza,
ricostruendole a immagine e somiglianza
dell’orrore che le pervade.
Si crede allo stesso dio
mangiando lo stesso pane
ma non si potrebbe essere più distanti…
elementi di esaurimento
docce di luce
ma per chi? E per che cosa?

Scrivere alla verità è male come distruggere le rovine
o ricordare a qualcuno i suoi fallimenti
e in questo modo morire espiando.

Non basteranno i crucifige
né le strumentalizzazioni
d’una catena artificiale mediatica
per i retroterra calcinati d’ognuno di noi
e le rabbie o le paure che ci bruciano dentro,
ma uno sforzo di coscienza
perché ognuno torni
o diventi
collante di se stesso.


16 gennaio 1998

10 giugno 2006

DESTINO D’UN FOLLE

La summa di giorni passati
a riempir di dolore i minuti
è una lunga sequela di notti finite alle quattro,
cercando nel buio invisibili appigli
per evitar di cadere.
Ma il buio è rumoroso…
…avvolge ogni cosa alla fine,
mentre nel mezzo si stendono senza posa
messi di grano dorato spazzate dal vento,
e qui e là pozze d’acqua già viste
lucide, profondissime
in cui un giorno fu stupendo affogare,
ma oramai inaccessibili.

Dopo l’alba
al di là dell’aurora
resta un ennesimo, tristissimo giorno,
pervaso da un vento foriero di pioggia
che scorrerà simile alla fonte del pianto
finora interrata, ma ancora per poco.
Scorrono gli anni
come calde lacrime amare sul volto,
simili a gocce d’acido
lasciate a scavare la roccia friabile dell’esistenza.
Ed è tremendo pensare
che bastano poche parole a risvegliare una fiera
che si pensava in letargo per sempre,
proprio come millenni fa.
O poche parole non dette.

Risorge di nuovo la pena
s’innalza ancora il dolore
d’una memoria instancabile
incancellabile
non rinnovabile.

L’unica cosa che resti inutile
è seppellire ciò che si è:
un’esistenza contorta o una mente difficile
una vita di sbagli
fatti per troppo amore
o scarso coraggio,
e un pesante bagaglio di rimpianti
rimorsi
ricordi.
E il tutto avviene d’incanto
dopo periodi di calma apparente,
ogni volta peggiori.
Monta la disperazione a cui non si sfugge
e il tempo passa levando altra forza,
aggiungendo altro peso al già greve bagaglio.
Su spalle piagate
nel cuore ferito
giacciono senza pace le spoglie immortali
d’una realtà incontrollabile.

Cadono ormai le lacrime
troppo a lungo tenute.
Che sia in un deserto di arido sole
o in una distesa di sterile ghiaccio
resta di loro il sale d’una vita sprecata,
un fiume di sangue inquinato da troppe illusioni.
Resto a vagare fra due blu pozze d’acqua
e mille e più tetri pozzi lì intorno,
scoperti su abissi di pazzia che m’attendono
insieme ai miei inutili rimpianti
ai colpevoli rimorsi
ed ai tristi ricordi.



PIERPAOLO PEDICINI
4 maggio 2002