27 aprile 2026
29 maggio 2012
Ieri sera alle 21:10 ca.
Specie se ti sei ricordato di portarti dietro 2 doppio malto e 3 tranci di pizza.
10 agosto 2009
ORGOGLIO E SUPERBIA
Devastazione e lacrime
18 gennaio 2009
Un altro punto di vista.
21 settembre 2008
The Only Way
L'unico modo che ho per non pensare più a te
è uccidermi.
Tu credi che io possa?
O pensi che io debba?
E cosa ci sarebbe di giusto,
in tutto ciò?
26 luglio 2008
Pi e Ro
Non riesco a spiegarmi
come io possa ancora respirare senza di te
senza tuffarmi nei tuoi occhi,
senza bearmi dei tuoi sorrisi.
E senza sentire il tuo respiro sulla mia pelle,
o un tuo abbraccio fra le mie braccia.
Ogni battito del cuore senza te accanto
è una goccia del dolore che mi scorre dentro.
Non credo di farcela ancora per molto.
Purtroppo mi è rimasta una sola vita da vivere
la sola che rimane anche a te
e voglio vivere insieme ogni momento che ci resta di esse.
Bisognerebbe che qualcuno ti dicesse che io t'amo più di me stesso
dato che tu sembri non credermi più
o che ti facesse capire quanto ciò sia importante
e quanto il resto vano.
Guarda il tempo come passa in fretta.
Spero solo che ci aiuti a tornare
consequenziali da sempre
inseparabili per sempre
come Pi e Ro nell'alfabeto greco.
22 luglio 2008
L'attesa
Potrebbe essere più sopportabile senza dolore fisico
senza il diuturno senso di vuoto ad azzannare il cuore
senza l'opprimente, incolmabile solitudine.
Ma andrò avanti finché avrò fiato,
anche quando il respiro parrà mozzato
o addirittura mancare del tutto.
Non ho alternative ai tuoi silenzi ostinati
alle tue proterve ammissioni
alle tue presunte e crudeli dimenticanze.
Non c'è alternativa all'attesa
perché ormai
t'amo al di là d'ogni ragionevole dubbio.
09 luglio 2008
Non se ne può più...
Il silenzio, la prolungata assenza sono diventati intollerabili...
...tanto più direttamente proporzionali al peso di ogni promessa mancata,
alla qualità delle parole dimenticate,
all'importanza dei gesti commessi e negati.
Come dimenticare tutto ciò?
Come liberarsi da immagini tanto preponderanti, da sentimenti così strazianti, dai ricordi talmente invasivi?
Come evitare di idealizzare il passato in presenza di un'assenza fisica?
Come si fa a trasformare l'amore in odio?
Sembra impossibile.
E c'è da impazzire.
23 giugno 2008
Ricaduta
Ho sofferto di depressione latente per gran parte della mia vita. Ho 39 anni e le prime esperienze credo di averle provate attorno ai 15 anni. Sicuramente ho avuto due bruttissimi picchi a 20 e 25 anni, in concomitanza di due eventi scatenanti. Ogni volta ho provato il fai-da-te, aggrappandomi agli amici nel primo caso e alla famiglia e all'amore nel secondo.
Erano periodi in cui non c'era l'attenzione odierna sul fenomeno depressione; i commenti ricorrenti che ricordo, e ancor oggi mi feriscono, erano del tenore "la colpa è tua, perché non pensi positivo", "non sei pazzo, basta farsi forza", ecc. ecc., mentre chiunque avesse bisogno di uno psicologo o - apriti cielo - di uno psichiatra poteva e doveva essere irrimediabilmente bollato come pazzo.
Fra il 1998 e il 2002 i periodi bui si sono intensificati, arrivando al culmine nel maggio di quell'ultimo anno. In 24 ore mi trovai a passare dalla relativa tranquillità degli ultimi tempi al pozzo più profondo della mia vita. Dopo un mese in cui avevo dormito 18 ore complessive d'orologio, passato in preda a crisi d'ansia e panico, pianti dirotti di ore, un vasto assortimento di dolori fisici e un dimagrimento di 10 kg mi decisi finalmente a rivolgermi ad uno psichiatra, bypassando qualsiasi tipo di psicologo.
Mi convinsi, e lo sono ancor più oggi, che non è possibile uscirne da soli. Quando ti senti come paralizzato in mezzo al buio, col respiro che va su come se avessi appena finito una corsa a perdifiato di dieci minuti, quando il cuore ti scoppia e sei assolutamente convinto che tra poco annegherai nelle tue lacrime e l'unica cosa in grado di tirarti fuori da quel momento orrendo vissuto in quel posto orribile sia quel qualcuno o quel qualcosa da te eletto a "sommo bene" (l'amore perduto, il lavoro assente, un caro scomparso), non puoi restare solo.
Cominciai una terapia in costante crescendo a base di due, poi tre farmaci differenti, in dosi diverse a seconda dei momenti della giornata. Giunto al picco di tutti e tre forse un anno e mezzo dopo, cominciai lentamente la discesa fino al minimo, raggiunto a gennaio di quest'anno. Un'unica medicina, due pillole al giorno. Per 6 anni sono stato quasi sempre padrone di me stesso, senza crisi. Purtroppo, in rapida successione negli ultimi mesi mi è capitato di perdere tutte e tre le tipologie di sommo bene di cui sopra. Dopo anni, il crollo negli ultimi terribili giorni, e non mi resta che tornare indietro. Non posso essere schiavo dell'umore e del dolore.
L'unico modo che ho è quello di riprendere in mano me stesso, il vero me stesso prima di perderlo definitivamente. E' l'unica strada per poter raggiungere i pochi, vitali obiettivi che ho. Poi, sia quel che sia; le speranze nascono e muoiono da sé, ma il più delle volte sopravvivono a lungo. Non ho intenzione di arrendermi, né di morire, né tantomeno di lasciarmi uccidere. Non senza combattere fino all'ultima goccia di sangue, sudore e lacrime.
Sia quel che sia, e accada quel che deve accadere. Che DEVE accadere.
Al di là di ogni fatalismo o malintesa volontà altrui.
04 maggio 2007
COME SE NIENTE FOSSE
Vi aspetto.
15 settembre 2006
COME CRISTALLI
il pensiero
a credere in dieci minuti di più
ultime vie al ricordo.
Il tragico è sentirsi invecchiare, Prometeo.
Non le cose
ci salvano
tempra la militanza.
Ma affoga.
Caducità.
Fragile
effimera
oscura
fragile
contingenza.
Il tragico è vederla ammazzarsi, Prometeo.
Crudi amori
mannaie a rintocchi.
Dal nulla è solo il nulla
non c’è dilatazione.
Solo un istante in più
mai
mai
mai
meno.
Tornerà il nulla.
08 settembre 2006
BRICIOLE CEREBRALI
Segnali negativi di vaticinio tra un silenzio ruvido
e un collasso epatico.
Un astante
in vecchia fase, la faccia vecchia
li guardò come fenomeni da baraccone.
Scaglie di malessere diffuso gli si infilzarono nella coscienza
si sentì con rabbia avvolgere da un dolore e una solitudine
mai così intensi,
una semifollia parve aggredirlo. Restò solo.
Fuori dal caos dei sogni notturni
a lasciare un corpo
in balìa di qualcuno.
Dibattendosi tra scempio e sepoltura
ricordando estreme assenze
e succubi devianze
in lenta progressione di pensiero infernale
giunse al margine del suicidio,
travolto dal malinteso spirito del rimprovero.
Anche dopo anni, chi avrebbe potuto capire
le differenze tra un buco nell’acqua
inutile e deleterio come un periodo di transazione
chiamato in causa da un leguleio
e un atto di forza e resistenza,
intensità e potenza? Chi altri?
Si aspetta che le cose cambino, anche in ritardo ma per sempre
mentre tra smoccolii e orpelli
si perde di vista il centro del problema,
tra cellule striminzite, sfaccettate
e insaziabili termiti che affollano le menti
usandole tra angoscia e impazienza,
ricostruendole a immagine e somiglianza
dell’orrore che le pervade.
Si crede allo stesso dio
mangiando lo stesso pane
ma non si potrebbe essere più distanti…
elementi di esaurimento
docce di luce
ma per chi? E per che cosa?
Scrivere alla verità è male come distruggere le rovine
o ricordare a qualcuno i suoi fallimenti
e in questo modo morire espiando.
Non basteranno i crucifige
né le strumentalizzazioni
d’una catena artificiale mediatica
per i retroterra calcinati d’ognuno di noi
e le rabbie o le paure che ci bruciano dentro,
ma uno sforzo di coscienza
perché ognuno torni
o diventi
collante di se stesso.
10 giugno 2006
DESTINO D’UN FOLLE
a riempir di dolore i minuti
è una lunga sequela di notti finite alle quattro,
cercando nel buio invisibili appigli
per evitar di cadere.
Ma il buio è rumoroso…
…avvolge ogni cosa alla fine,
mentre nel mezzo si stendono senza posa
messi di grano dorato spazzate dal vento,
e qui e là pozze d’acqua già viste
lucide, profondissime
in cui un giorno fu stupendo affogare,
ma oramai inaccessibili.
Dopo l’alba
al di là dell’aurora
resta un ennesimo, tristissimo giorno,
pervaso da un vento foriero di pioggia
che scorrerà simile alla fonte del pianto
finora interrata, ma ancora per poco.
Scorrono gli anni
come calde lacrime amare sul volto,
simili a gocce d’acido
lasciate a scavare la roccia friabile dell’esistenza.
Ed è tremendo pensare
che bastano poche parole a risvegliare una fiera
che si pensava in letargo per sempre,
proprio come millenni fa.
O poche parole non dette.
Risorge di nuovo la pena
s’innalza ancora il dolore
d’una memoria instancabile
incancellabile
non rinnovabile.
L’unica cosa che resti inutile
è seppellire ciò che si è:
un’esistenza contorta o una mente difficile
una vita di sbagli
fatti per troppo amore
o scarso coraggio,
e un pesante bagaglio di rimpianti
rimorsi
ricordi.
E il tutto avviene d’incanto
dopo periodi di calma apparente,
ogni volta peggiori.
Monta la disperazione a cui non si sfugge
e il tempo passa levando altra forza,
aggiungendo altro peso al già greve bagaglio.
Su spalle piagate
nel cuore ferito
giacciono senza pace le spoglie immortali
d’una realtà incontrollabile.
Cadono ormai le lacrime
troppo a lungo tenute.
Che sia in un deserto di arido sole
o in una distesa di sterile ghiaccio
resta di loro il sale d’una vita sprecata,
un fiume di sangue inquinato da troppe illusioni.
Resto a vagare fra due blu pozze d’acqua
e mille e più tetri pozzi lì intorno,
scoperti su abissi di pazzia che m’attendono
insieme ai miei inutili rimpianti
ai colpevoli rimorsi
ed ai tristi ricordi.

