03 agosto 2008

Osservazione sulle naturalizzazioni sportive

Prendendo spunto dalle dichiarazioni di ieri fatte da Amauri (le trovate clickando sul titolo del post), neogiocatore della Juventus da anni in Italia e in procinto di prenderne la nazionalità, ho scritto due righe colà per dire un po' come la penso, e riporto in calce il mio intervento. Sarebbe bello aprire una discussione su questo punto.


"La sincerità è la prima cosa. E comunque, bando alle ipocrisie: se il Brasile non lo chiama e lui dovesse optare per l'Italia, a me non dispiacerebbe per niente. In tempi di globalizzazione è abbastanza ridicolo appellarsi alle nazionalità e a concetti assurdi come quello di razza... la Francia ha vinto Mondiali ed Europei con immigrati e naturalizzati provenienti da ogni parte del globo: Baschi, Armeni, Algerini, Camerunesi, Argentini e Nuovi Caledoni... e i nazionalistissimi francesi hanno gioito come non mai, strafottendosene della tanto sbandierata grandeur.
Ci sono Brasiliani che giocano con le maglie di Giappone e Croazia; Spagnoli e Congolesi con quella del Belgio; Nigeriani che hanno giocato con la Polonia, Surinamesi e Molucchesi con l'Olanda, e noi Italiani, che pure storicamente siamo il posto d'Europa in cui più di ogni altro nel corso dei secoli si sono mescolati i popoli provenienti da tutto il Mediterraneo e tutte le zone d'Europa, noi Italiani che vediamo figli, nipoti e pronipoti di nostri parenti e concittadini giocare con altre maglie nazionali di qualsiasi sport, proprio noi Italiani ci mettiamo a fare gli schizzinosi? Ma per cortesia, finiamola.
Le Nazionali di calcio (e di qualsiasi altro sport) io le considero espressioni di una scuola sportiva, non di una razza. La razza non esiste, o meglio ne esiste una sola, come ben disse Einstein al suo arrivo da rifugiato negli USA. Quindi, ben venga Amauri in maglia azzurra, se verrà, e il mio benvenuto andrà a chiunque altro dovesse sceglierci.
"